Pubblicità Nuvenia orribile e volgare: ma è davvero così?

Perché molte donne si sentono offese e disgustate e, nel migliore dei casi, disturbate dalla pubblicità di un assorbente igienico sporco di un liquido rosso che simula il sangue mestruale?



Pubblicità Nuvenia orribile e volgare: ma è davvero così?

Perché le donne si indignano per un assorbente sporco di sangue?
Perché molte donne si sentono offese e disgustate e, nel migliore dei casi, disturbate dalla pubblicità di un assorbente igienico sporco di un liquido rosso che simula il sangue mestruale?

In queste ultime settimane, ha fatto molto notizia il vespaio sollevato dall’ultimo spot pubblicitario della Nuvenia, che ha deciso di sostituire il solito liquido blu sull’assorbente igienico da donna (utilizzato in tutte le pubblicità a scopo dimostrativo) con uno di colore rosso proprio per simulare il sangue delle mestruazioni.
Dalle tante reazioni negative sui social si evince che moltissime donne l’hanno presa molto male.

Secondo quanto emerso dai commenti, molte hanno provato disgusto e si sono sentite offese da quella ostentazione di un fenomeno che riguarda la propria sfera intima.
“Chi ha concepito questo spot ha una mente malata” – si legge in uno dei commento – “Pessima pubblicità che offende le donne” – si legge in un altro - e ancora: “Migliaia di donne non compreranno più il vostro prodotto proprio a causa di questa pubblicità”.

È stato questo, più o meno, il tono e il messaggio di migliaia di commenti che si sono susseguiti sui social, portando così alla luce innumerevoli animi turbati e disgustati.  
L’azienda che ha intrapreso la campagna pubblicitaria intitolata “Viva la vulva”, di cui lo spot della Nuvenia fa parte, ha spiegato che l’intento è quello di infrangere il tabù delle mestruazioni, ancora oggi retaggio di antiche credenze.

 


L’azienda ha argomentato la validità di tale scelta sottolineando che le mestruazioni sono una funzione del corpo del tutto naturale, di cui la donna non dovrebbe vergognarsi.Ha esortato il genere femminile a conoscere meglio il proprio corpo e a non imbarazzarsi per le proprie zone intime.
Ma la levata di scudi di molte donne è stata fragorosa, così come le critiche negative. E allora qualcuno ha iniziato a porsi la domanda: le donne saranno mai libere di essere sé stesse se si indignano per un assorbente sporco di sangue?


Ma prima di tentare di rispondere a questa domanda, facciamo un passo indietro e andiamo a ricercare proprio le false credenze su questa funzione del corpo femminile, senza la quale non ci sarebbe vita umana sulla Terra.


Fin dai primordi della medicina, per millenni, il corpo femminile è stato considerato l’adattamento imperfetto di quello maschile ed è molto probabile che il gap di genere che ancora oggi viviamo sia stato generato anche da questo modo distorto di concepire il corpo delle donne.
Nell’Antico Testamento, ad esempio, il sangue mestruale aveva la capacità di avariare i cibi e rendere sterile i campi. E il trascorrere dei millenni non ha cambiato molto la situazione: nel 1917 il diritto canonico negava ancora la comunione alla donna con le mestruazioni.

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Fino a cinquanta anni fa, nel nostro Paese, durante il periodo delle mestruazioni, alla donna era consigliato vivamente di non toccare le piante per non farle seccare, di stare lontano dal vino per non farlo diventare aceto e non avvicinarsi al sugo di pomodoro per non inacidirlo.
In India, ancora oggi, moltissime ragazze considerano le mestruazioni come una sorta di malattia e in tante sono costrette a lasciare la scuola al momento della pubertà.
Nel Nepal ha visto la luce solo tre anni fa la legge che vieta l’usanza millenaria di rinchiudere le donne in una capanna isolata quando hanno le mestruazioni, lasciandole senza cibo e in balia di ogni sorta di pericolo. Ma c’è di più, perché moltissime popolazioni, ancora oggi, identificano la mestruazione come un periodo di impurità, in cui la donna diventa sporca e pericolosa.


Anche la medicina occidentale, solo fino a qualche decennio fa, ha avuto un atteggiamento superstizioso verso le mestruazioni, che erano considerate come una specie di salasso naturale: l’espulsione di qualcosa di nocivo, alla stregua di escrementi.
Coloro che si laureavano in medicina verso la fine degli anni Cinquanta studiavano su libri universitari in cui si raccontava che - con le mestruazioni - il corpo delle donne si liberasse di sostanze tossiche, fra le quali la fantomatica menotossina. Sostanza di cui, sui libri di medicina odierna, si è completamente persa traccia.
Ancora negli anni Sessanta, proprio a causa del fenomeno delle mestruazioni, le donne venivano ritenute instabili; per questo era loro negato l’accesso a ruoli importanti, come – ad esempio - quello del magistrato.


La legge italiana, fino al 1963, recitava: “Fisiologicamente tra un uomo e una donna ci sono differenze nella funzione intellettuale, e questo specie in determinati periodi della vita femminile”. Facile intuire che si facesse riferimento proprio al periodo delle mestruazioni.
La parola “mestruazione” è una parola difficile anche nel suono (ad esempio la presenza della R lo rende cacofonico) e sembra essere stata coniata apposta per avere difficoltà nel pronunciarla. Forse, non è un caso se questo periodo viene chiamato dalle donne con i nomi più fantasiosi, come “marchese”, “barone rosso”, “cose mie”, ecc. ecc.


In breve, si tratta di una parola difficile da pronunciare per una funzione del corpo di cui non si deve parlare e che deve essere tenuta nascosta per evitare imbarazzo. Molte donne oggi non più giovanissime hanno vissuto in prima persona l’esperienza di dover usare - durante le mestruazioni - i pannolini di lino candido, perché gli assorbenti igienici usa e getta ancora non esistevano. Ancora oggi è bene impressa nella mente di queste donne le parole delle madri, che raccomandavano di nascondere alla vista il contenitore in cui questi assorbenti venivano lasciati in ammollo per farli tornare candidi. Inaudito che un padre o un fratello potessero vedere un simile “spettacolo”: sarebbe stata una vergogna senza pari.   


Le mestruazioni hanno, quindi, un passato decisamente ingombrante. Ancora oggi, sebbene le conoscenze scientifiche abbiano stabilito finalmente la loro vera funzione, risulta comunque molto difficile condurre questo aspetto della vita delle donne nei giusti binari della normalità. Questa funzione - così naturale e senza la quale l’essere umano non esisterebbe - invece di essere guardata come un vero miracolo della natura è stato considerato come una specie di sortilegio più vicino al maleficio che non al miracolo.


Il tempo è passato ma la situazione è cambiata poco.
A ricordarci quanto sia attuale l’argomento sono due libri entrambi usciti nel 2017, di due diverse autrici. Il primo “Corpi impuri” di Marinella Manicardi, attrice e scrittrice, e il secondo dell’autrice francese Èlise Thièbaut “Questo è il mio sangue”.  Le scrittrici evidenziano come ancora oggi non si parli di mestruazioni ed entrambe ravvisano in questo uno dei motivi dell’attualissima e mai risolta discriminazione di genere.


Secondo le scrittrici M. Manicardi e È. Thiebaut, infatti, le donne non potranno ambire a una parità di genere fino a quando le mestruazioni saranno un tabù, ma a questo punto sorge diretta una domanda: è normale che la liberalizzazione della donna passi attraverso uno spot che pubblicizza assorbenti igienici macchiati di rosso?
La risposta non è semplice e per rispondere occorre fare delle considerazioni.
Se la velocità del cambiamento di mentalità in materie riguardanti la morale, o presunta tale, fosse la stessa con cui sono avvenuti e avvengono i cambiamenti nel campo dell’industria, in quello medico o della tecnologia, che sempre più spesso ci cambia letteralmente la vita, la risposta sarebbe sicuramente no.
La realtà, infatti, è un’altra: il mondo sta valutando seriamente come andare su Marte e noi donne stiamo ancora qui a parlare di “barone rosso”.


Probabilmente, se ci fosse una reale volontà politica - e questa non fosse ancorata e condizionata dalla religione - e si iniziasse, quindi, ad insegnare fin dalla primissima età nelle scuole in modo corretto e con i metodi più adatti tutto ciò che riguarda la sfera sessuale, la riproduzione del genere umano, la sensualità della donna, il suo diritto a una vita sessuale normale, saremmo comunque lontani dai ritmi con cui evolvono gli altri fenomeni in ambito tecnologico e industriale.

Ad oggi, essendo ancora molto lontane dal concetto di evoluzione, probabilmente l’originale idea pubblicitaria della Nuvenia, nata indubbiamente per ragioni di marketing e di profitto, può non essere tanto bizzarra o fuori luogo.


Sappiamo ormai quanto la pubblicità incida fortemente nei comportamenti delle persone. È un sistema di comunicazione che ha lo scopo principale di persuadere e influenzare i nostri atteggiamenti e - nel tempo – ha sposato principi sociali, culturali e ambientalisti proprio per arrivare meglio e più direttamente alle persone.
Il suo potenziale è elevatissimo e iniziative come queste possono contribuire ad accelerare enormemente fenomeni e cambiamenti culturali che altrimenti richiederebbero ancora più tempo per manifestarsi e diffondersi.  


Riteniamo, quindi, che non sia il caso di prendersela tanto per un assorbente igienico sporco di rosso: in fin dei conti assorbire il sangue del ciclo mestruale è solo la sua funzione. E all’affermazione “allora facciamo vedere anche la carta igienica sporca di feci”, si potrebbe opporre la riflessione che non è a causa dell’evacuazione dell’intestino che noi donne stiamo ancora oggi lottando per la parità di genere.


Forse, dovremmo indignarci di più per il fatto che gli assorbenti tradizionali non sono annoverati fra i beni di consumo di prima necessità, ragione per cui sono gravati dell’IVA al 22%. Recentemente, quelli compostabili godono dell’IVA al 5%, ma – di contro – costano di più e sono più difficili da trovare in commercio.
In breve, alle porte del 2021, fa più orrore del liquido rosso su un assorbente che le enormi disparità di genere ancora presenti in tutti i settori della società civile.

 


Madame de Stael

Madame de Stael

Giornalista free lance dal 2009, vive tra Roma e la Provenza, si occupa di scrittura, traduzioni e correzioni di bozze. Nel tempo libero scrive romanzi d'avvenutura e viaggia con il suo zaino in spalla.

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