Come smaltire l’olio esausto rispettando l’ambiente

Dove si butta l'olio della frittura una volta usato? Non gettarlo mai nel lavandino o nel water: ecco dove portarlo!



Come smaltire l’olio esausto rispettando l’ambiente

L’ambiente è un tema che ci tocca sempre da più vicino e ci sta spingendo - per fortuna - ad adottare comportamenti sempre più attenti e responsabili. Tra le piccole ma importanti azioni che dobbiamo mettere in pratica nel quotidiano c’è sicuramente lo smaltimento dell’olio esausto, come quello che usiamo per friggere. Chi di noi non si è mai trovato a chiedersi come e dove smaltire l’olio una volta esausto? Che tu sia un cittadino o un’impresa, è importante conoscere il giusto processo di smaltimento, perché l’olio esausto è una sostanza altamente nociva se dispersa nell’ambiente.

L'errore più comune è gettarlo nel lavandino o nello scarico del WC o - peggio ancora - nei bidoni della spazzatura: in questo modo danneggiamo l’ambiente, ostruiamo le tubature della rete fognaria, sovraccarichiamo i depuratori e inquiniamo i mari.

Gestione errata dell'olio esausto: i danni all’ambiente

I danni dello smaltimento errato dell’olio esausto sono notevoli: in Italia circa 200.000 tonnellate di olio fritto finiscono nell’ambiente causando contaminazioni del suolo e delle acque.
Secondo i dati del CONOE, Consorzio Nazionale di Raccolta e Trattamento degli Oli e dei Grassi Vegetali e Animali Esausti, ogni anno in Italia si consumano circa 1,4 milioni di tonnellate di olio vegetale (dati 2018), che creano 260mila tonnellate di oli esausti; la maggior parte provengono dalle nostre case.

Quando l’olio viene disperso in acqua crea un “velo” dello spessore dai 3 ai 5 centimetri che impedisce ai raggi solari di penetrare e di passare i nutrienti destinati alle piante e l'ossigeno per i vegetali e gli animali. Questo causa ingenti danni all’ambiente. Inoltre, se l’olio esausto raggiunge le falde acquifere può rendere l’acqua non potabile, ostruire la rete fognaria e arrecare danni al funzionamento dei depuratori. Un altro “mito” da sfatare è il pensiero che l’olio di frittura possa essere un ottimo concime per piante. Penetrando all'interno, l’olio di frittura impoverisce il terreno di quei microorganismi necessari per la vita delle piante stesse.

Come smaltire l’olio di frittura correttamente

Allora, qual è il corretto smaltimento dell’olio da frittura?
È molto semplice! Una volta utilizzato, va lasciato raffreddare: basterà raccoglierlo in un recipiente adatto allo scopo (in alcuni Comuni ti forniscono un’apposita tanica con filtro, altrimenti puoi usare una bottiglia di plastica o di vetro lavata e asciugata).
L’olio che può essere raccolto deve essere di tipo alimentare, ovvero quello delle conserve, delle fritture e delle scatolette, ma non l’olio minerale dell’auto che va raccolto a parte.

Una volta colmo, il contenitore con olio esausto deve essere portato nelle apposite “isole ecologiche”, oppure in alcuni distributori di benzina e supermercati che offrono il ritiro gratuito dell’olio esausto. Da alcuni anni, sono nata anche delle associazioni che si occupano della raccolta dell’olio esausto offrendo un servizio itinerante, che tocca vari punti della città. Per maggiori informazioni ti consigliamo di rivolgerti al tuo Comune di appartenenza.

Cosa si ottiene dall’olio esausto

Una volta raccolto, l’olio esausto inizia una nuova vita. Grazie ad aziende specializzate nel recupero dell’olio esausto, è possibile dare vita a cose nuove come sapone fatto in casa, insetticida naturale, candele e cere, lubrificanti vegetali per macchine agricole e biodiesel, un carburante ecologico.
Secondo le stime del CONOE, per ogni tonnellata di biodiesel ricavato da oli vegetali esausti, si tagliano 3,13 tonnellate di anidride carbonica, si risparmiano 1,29 metri cubi di acqua e si riducono le importazioni di petrolio per un risparmio di 21 milioni di euro.
A volte, con un minimo di accortezza, possiamo salvaguardare l’ambiente. Si tratta semplicemente di cambiare le nostre abitudini per ottenere grandi benefici per tutti.

Cristina Vinci

Cristina Vinci

Nata a Napoli ma, già da bambina, si trasferisce in diverse città italiane per scelte famigliari e per gli studi universitari, prima a Bologna e, poi, a Roma dove consegue la laurea specialistica in Marketing e Comunicazione di Impresa. Il marketing, in particolare l'aspetto digitale, diviene un forte interesse che Cristina prova sempre ad approfondire durante le esperienze lavorative. Nonostante i trasferimenti in altre città italiane, Napoli resta il suo punto debole; si appassiona alla sua storia e anche alle sue problematiche, in particolare legate all'ambiente e alla criminalità organizzata. Il posto che preferisce -afferma- è la sua cucina immersa nel profumo di un dolce appena sfornato, ma le piace anche la cura del giardino, tra piante e gatti, visitare i musei e spendere tempo al pc in cerca di offerte per volare in posti nuovi.

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